Antoni Gaudì, l’Architetto di Dio

Antoni Gaudi

Nell’autunno del 1982, il Santo Padre Giovanni Paolo II visitò Barcellona e, dalla grande architettura di Gaudì, dichiarò nel suo Angelus: “Questo Tempio della Sagrada Familia è un’opera non ancora terminata ma riceve solidità da un principio; ricorda e compendia un’altra costruzione…Un’altra costruzione fatta con pietre vive: la famiglia cristiana, dove nascono e crescono incessantemente la fede e l’amore”.

La Sagrada Familia, edificio simbolo di Barcellona, attrae ogni anno migliaia di visitatori dai cinque continenti. Le sue originalissime forme architettoniche rappresentano simboli tratti dal Natura e dalla Fede cristiana.

Dietro questo capolavoro – ed altri sia religiosi sia civili, alcuni dei quali dichiarati patrimonio dell’umanità- ci sono la figura e lo spirito di un artista profondamente cristiano, che mai dubitòdella sua identità di architetto e seppe coniugare la fede con la sua vita per glorificare in questo modo Dio: Antoni Gaudì i Cornet.

Antoni Gaudì nacque un 26 giugno del 1852 a Reus. Fin da piccolo potè immaginare e a lavorare le forme e i volumi delle cose grazie al lavoro del padre, un calderaio. Nella masseria dove vivevano potè entrare in contatto con la Natura, che egli considerò sempre la sua grande maestra.

Fu alunno del Liceo dei Padri Scolopi, dove acquisì una solida formazione religiosa. Trasferitosi a Barcellona si iscrisse alla Facoltà di Architettura della Scuola Tecnica Superiore di Barcellona.

Non si sposò, si prese cura invece del padre durante la sua lunga vecchiaia e di una nipote orfana e malata, i quali costituivano la sua piccola famiglia.

Nel 1883, all’età di 31 anni, ricevette l’incarico della direzione dei lavori del Tempio della Sagrada Familia, la cui costruzione era da poco iniziata. Gaudì mise la sua arte e tutte le sue energie al servizio della gloria di Dio durante i quarantatré anni in cui lavorò a quest’opera; soprattutto durante gli ultimi dieci anni della sua vita, in cui vi si dedicò in modo esclusivo.

L’amicizia di Gaudì con alcuni religiosi -i vescovi: il Venerabile Torres i Barges, San Enrico d’Ossò, fondatore della Congregazione di Santa Teresa di Gesù e Padre Agustì Mas, suo confessore- ebbe un ruolo importante per l’assimilazione dei principi della Liturgia e della Dottrina Sociale della Chiesa.

Gaudì fin ad giovane fu molto sensibile ai problemi sociali della sua epoca e si preoccupò delle condizioni di vita dei lavoratori.

Convinto che nulla progredisce senza sacrificio, si consacrò ad una vita molto austera di preghiera, penitenza e distacco dai beni materiali.

Nell’ultima parte della sua vita, dopo aver assistito alla messaggera solito trascorrere la giornata dedito alla sua opera, fino alle cinque e mezza di pomeriggio, quando si dirigeva a piedi verso la Chiesa di San Filippo Neri, dove faceva la sua preghiera personale e parlava con il suo direttore spirituale. ù

Morì all’età di 73 anni investito da un tram in una delle sue solite passeggiate per le strade di Barcellona. Quelli che lo soccorsero non lo riconobbero perché vestito come un povero.

Si realizzava così uno dei desideri che a volte Gaudì aveva espresso: morire da povero in un ospedale di beneficenza, accolto solo per amore di Dio.

Morì due giorni dopo l’incidente  dopo aver detto queste ultime parole: “Amen. Deu Meu! Deu Meu!” (Amen, Dio mio! Dio mio!)

Fu sepolto nella cripta della Sagrada Familia, nella cappella dedicata a Nostra Signore del Carmine.

Parlando da un punto di vista esclusivamente umano, si può dire che la sua vita fu un fallimento: alcune delle grandi opere che progettò non si costruirono, nessuna di quelle che realizzò fu completamente ultimata e molte furono oggetto di critica.

Gaudì allo stesso tempo fu un uomo molto devoto: andava a Messa e faceva la Comunione ogni giorno. La lettura e la meditazione frequente del Santo Vangelo si riflettevano nelle rappresentazioni plastiche dei misteri della vita di Gesù. Insomma, uno stupendo apostolato della Dottrina attraverso la sua arte.

In quasi tutte le sue opere, anche quelle a carattere profano, si può notare una croce a quattro braccia che si erge in cima agli edifici così come l’anagramma della Sacra Famiglia: “JMJ” (Gesù, Maria e Giuseppe).

Mentre si svolgono i lavori per la beatificazione dell’artista catalano vi lasciamo anche la preghiera per la devozione privata ufficiale:

O Dio, Padre Nostro, che infondesti nel tuo servo Antoni Gaudì, architetto, un grande amore

per la tua Creazione e un ardente desiderio di imitare i misteri dell’infanzia e

della passione del tuo Figlio, fa che, per la grazia dello Spirito Santo, anch’io possa dedicarmi al lavoro ben fatto, e degnati di glorificare il tuo servo Antoni, concedendomi,

per la sua intercessione, la grazie che ti chiedo. Per Cristo Nostro Signore, Amen.

Gesù, Maria e Giuseppe, otteneteci la pace e proteggete la famiglia! (tre volte)

Conoscevate la storia di questo incredibile e devoto artista?

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