La notte in cui “pianse” San Lorenzo

La notte del 10 agosto (e nei giorni seguenti) c’è un fenomeno meteorologico molto popolare nell’emisfero settentrionale, noto come “pioggia di stelle” o “Perseidi”, e che la tradizione popolare ha ribattezzato come “lacrime di San Lorenzo” .

Secondo gli astronomi, questo fenomeno si verifica quando l’orbita terrestre si interseca con quella della cometa Swift-Tuttle, che lascia una scia di piccole rocce e polvere quando gira intorno al sole, una volta ogni 133 anni. Quando colpisce l’atmosfera, questo materiale entra in combustione e cade, disintegrandosi. 

 Già gli antichi Greci battezzarono questo fenomeno con il nome di “Perseidi”, alludendo alla pioggia d’oro in cui Zeus fu trasformato per unirsi alla ninfa Diana, e generare così Perseo.

Il nome “lacrime di San Lorenzo” deriva dal martirio di questo diacono spagnolo a Roma, bruciato vivo su una graticola e la cui festa viene celebrata ogni 10 agosto. 

San Lorenzo fu martirizzato il 10 agosto 258, nel mezzo della persecuzione dell’imperatore romano Valeriano, insieme ad altri membri del clero cattolico romano. Il santo fu l’ultimo dei sette diaconi a morire.

Dopo che papa Sisto II fu martirizzato il 6 agosto, Lorenzo divenne l’autorità principale nella Chiesa di Roma, essendone stato il tesoriere.

Quando fu convocato davanti ai carnefici, a Lorenzo fu ordinato di portare con sé tutta la ricchezza della Chiesa. Si presentò con una manciata di uomini paralizzati, poveri e malati, e quando interrogato, rispose: “Queste sono le vere ricchezze della Chiesa”.

In prigione confortò, battezzò e donò la vista a un carcerato di nome Lucillo, divenendo inoltre causa di conversione per il centurione Ippolito, colpito tanto dal prodigio quanto dalla serenità del santo.

San Lorenzo fu arso vivo su una graticola. Si narra in un’antica Passio ripresa da sant’Ambrogio (340-397) nel De officiis ministrorum, che ne riporta pure l’umorismo al momento della prova suprema: «Ecco, da questa parte sono ben cotto; rivoltatemi».

I cattolici hanno iniziato a chiamare la pioggia di meteoriti “lacrime di San Lorenzo”, anche se il fenomeno celeste ha preceduto la vita e la morte del santo.

Alcune tradizioni italiane sostengono che i pezzi di detriti bruciati visti durante la pioggia di meteoriti rappresentano i carboni che hanno ucciso San Lorenzo.

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