La ragione per cui il Curato d'Ars è stato il santo più odiato dal demonio

Credit: Wikipedia / ACI Prensa

Dal 1824 al 1858, per un periodo di circa trentacinque anni, il Curato d’Ars fu in preda alle ossessioni esterne del Maligno.

Il povero Curato sentiva ogni notte lacerare le cortine del letto, questo brutto scherzo durò un po’ di tempo. Lui non era un credulone e difficilmente prestava fede a cose straordinarie.

Udiva, nel silenzio della notte, grida e battere colpi di mazze alle porte nel cortile della canonica, mentre all’interno rimbombava un fragore di tuono, come se rotolassero parecchie vetture o rumori simili a lame di coltello con colpi rapidi su dei secchi.

La soluzione

Si trattò di un vero combattimento, e, per sostenerlo, il sant’uomo non aveva altra risorsa che la sua pazienza e le sue preghiere. “Qualche volta – ha raccontato il suo confessore – “gli chiedevo come faceva a respingere gli attacchi. Mi rispose: Mi rivolgo al buon Dio, faccio il segno della croce e rivolgo qualche parola di disprezzo al demonio. Del resto, ho notato che il rumore è più forte e gli assalti più insistenti, quando, il giorno dopo, deve venire qualche grande peccatore.”

“Prima ne avevo paura, ora sono contento”

Nei primi tempi, avevo paura – confidava a mons. Mermod, uno dei suoi amici e penitenti più fedeli – non sapevo che cosa era, ma ora ne sono contento: vuoi dire che la pesca del giorno dopo è sempre eccellente. Il demonio mi ha molto disturbato questa notte, domani ci sarà molta gente.”

Il Curato d’Ars sobbalzava ogni notte, svegliato dal sonno da grida, richiami lugubri, come se un martello da fabbro sfondasse ogni sera la porta della canonica.

Rovesciava le sedie, scuoteva i pesanti mobili della camera e gridava con voce terrificante: ‘Vianney, Vianney! Mangiapatate! Ah! Non sei ancora morto! Un giorno ti avrò!’

Grida di animali

Nei suoi diari troviamo davvero di tutto. Il demonio imitava grida d’animali, come i grugniti di un orso, le urla di un cane e si slanciava sulle coperte del letto, che agitava furiosamente. A volte sentì la sensazione come se dei topi corressero su tutto il corpo. Una notte, udito il rumore come di uno sciame di api, si alzò, accese la candela, andò a scostare le tendine per scacciarle, ma non vide niente.

Poi troviamo pipistrelli che rasentavano le travi e si aggrappavano alle tendine del letto, o lo scalpiccio di un gregge di pecore sul solaio, calci di cavallo che si levavano dal soffitto.

Farse infernali che spossavano il povero Curato d’Ars, ma che non riuscirono ad abbatterlo.

Una tela dell’Annunciazione

Verso il 1820, don Vianney aveva trasportato dalla chiesa in canonica una vecchia tela, rappresentante l’Annunciazione. Il quadro era appeso a una parete della scala. Ora, il diavolo si accanì su quell’immagine e la coprì d’immondizie. Si dovette levarla da quel posto.

Traballa il confessionale

Un giorno del 1838, Dionigi Chaland, di Bouligneux, un giovane studente di filosofia, si confessò nella camera del Curato d’Ars. A metà confessione, come lui stesso racconta, uno scompiglio generale sconvolse la camera, anche l’inginocchiatoio si scosse come tutto il resto. Si alzò spaventato. Il Curato lo trattenne per un braccio. “Non è nulla, disse, è solo il diavolo!”.

La camera da letto in fiamme

Era il 23 febbraio 1857. Quella mattina don Vianney aveva incominciato a confessare. Qualche minuto prima delle sette, le persone che passarono vicino alla canonica videro delle fiamme che uscivano dalla camera del Curato. Si corse ad avvisarlo, quando già lasciava il confessionale per andare a celebrare la santa Messa. Il Curato consegnò la chiave, perché si andasse a spegnerlo e rispose senza scomporsi: “Quel villano di un demone”.

Le ossessioni diaboliche diminuirono di numero e d’intensità, quanto più il Santo invecchiava. Lo spirito delle tenebre, non avendo potuto diminuire il coraggio di quest’anima eroica, disanimato, abbandonò la lotta; o, forse meglio, Dio dispose che questa vita così bella, così pura, così calma in apparenza, nonostante le prove interne, si chiudesse in una profonda pace.

La fine dei tormenti

Dal 1855 fino alla sua morte, don Vianney non fu quasi più tormentato dal demonio durante la notte. Il sonno gli era però ugualmente assai difficile, perché cessati gli assalti del “grappino” lo colse una tosse persistente, che da sola bastava a tenerlo sveglio. Ciò non gli fece tuttavia interrompere le sue interminabili prestazioni per il ministero della confessione. «Purché io possa dormire un’ora o mezz’ora, durante il giorno», diceva, «mi sento di ricominciare il mio lavoro». Quest’ora o questa mezz’ora, la passava nella sua camera, subito dopo il pranzo. Disteso sul pagliericcio, cercava di addormentarsi, ma anche di questi brevi momenti il demonio approfittò, talvolta, per dargli noia.

Infine il Maligno non ritornò più, e non fu certo con rincrescimento che don Vianney, vide allontanarsi un «compagno simile» Neppure lo turbò nella sua agonia, ciò che fece invece con altri Santi.

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