Come la Fede Cattolica ha aiutato Kobe Bryant

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    Kobe Bryant Keith Allison, Wikimedia Commons

    Se per qualche motivo non sapete chi sia Kobe Bryant, è uno dei migliori giocatori di basket della storia e da poco si è ritirato dalla NBA. Ma forse non tutti sanno che è cattolico e che la sua fede lo ha aiutato molto nei momenti più bui della sua vita.

    Nato nel 1978 a Filadelfia, Kobe è cresciuto in una famiglia cattolica. Quando aveva sei anni, la sua famiglia si è trasferita in Italia, in una cittadina poco distante da Roma. Per questo motivo Kobe parla un italiano fluente. È stato scelto nel draft NBA appena finiti gli studi ed è rapidamente diventato una stella. Allora le persone speculavano sul fatto che potesse essere il “nuovo Michael Jordan”.

    Nel 2001, quando aveva 23 anni, si sposò con Vanessa Laine (19 anni), anche lei cattolica. Il matrimonio si celebrò nella Chiesa di St Edward a Dana Point, California. Due anni più tardi nacque il loro primo figlio. Quello stesso anno accadde un fatto che cambiò la vita dell’atleta: fu accusato di aver stuprato una donna in un hotel.

    Kobe ammise subito che aveva avuto un rapporto sessuale con la donna, cioè, commise adulterio. Tuttavia, negava che si fosse trattato di uno stupro.

    Oltre al grave danno che arrecò alla sua famiglia, quest’evento ebbe delle gravi conseguenze sulla sua carriera: i suoi principali sponsor se ne andarono, le vendite delle sue magliette calarono drasticamente, la sua reputazione fu del tutto danneggiata. Un anno più tardi le accuse contro di lui furono ritirate.

    Nel mezzo di questi eventi, Kobe fece delle dichiarazioni in pubblico dove chiese scusa alla sua famiglia, ai cittadini della città di Colorado, dove era avvenuto l’accaduto.

    In un intervista rilasciata a GQ agli inizi del 2015, Kobe Bryant spiegò come la fede cattolica lo aiutò a venire fuori da quella situazione:

    Avevo paura del carcere? Si. Quell’accusa mi sarebbe costata 25 anni di carcere. Ero devastato. Allora, l’unica cosa che veramente mi aiutò ad affrontare il processo – sono cattolico, sono cresciuto cattolico, i miei figli sono cattolici- è stato parlare con un sacerdote.

    In realtà, fu molto divertente: il sacerdote mi fissò e disse: “Lo hai fatto?” Al che gli risposi “Ma certo che no”. Dopo mi domandò: “Hai un buon avvocato?” e io risposi “Oh si, lui è fenomenale”. E concluse dicendomi: “Non preoccuparti. Vai avanti. Dio non ti darà in mano una cosa che non potrai affrontare e ora è tutto nelle tue mani. Questo è qualcosa che non puoi controllare. Quindi non preoccuparti”. E in quel momento tutto per me cambiò.

    Kobe e sua moglie rimasero insieme anche dopo il periodo di accuse, ed ebbero addirittura un secondo figlio. Tuttavia, nel 2011, lei gli chiese di divorziare. Fortunatamente, nel 2013, il matrimonio poté riconciliarsi e il divorzio fu sospeso.

    E’ difficile quantificare quanto davvero importante fosse stata la Chiesa per la vita quotidiana di questo giocatore, ma possiamo intuire che fu cresciuto in un ambiente cattolico, che si è sposato con una donna di fede cattolica in una chiesa cattolica. Ha affermato di aver educato i propri figli come cattolici e che nel momento più buio della sua vita fece affidamento a un sacerdote, in cerca di un aiuto e di una persona che lo potesse orientare.

    Ricordiamoci che Cristo e la sua Chiesa sono sempre lì accanto a noi, soprattutto nei momenti più bui della nostra vita.

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