3 Premi Nobel e 2 Scienziati ci Parlano di Scienza e Fede

Wernher Von Braun 

E’ stato uno scienziato e ingegnere tedesco naturalizzato statunitense, una delle figure principali nello sviluppo della missilistica nella Germania nazista e negli Stati Uniti, dove è ritenuto il capostipite del programma spaziale americano.

“Per me, l’idea di una creazione non è concepibile senza invocare la necessità del disegno. Non si può essere esposti alla legge e all’ordine dell’universo senza concludere che deve esserci un disegno e uno scopo dietro tutto.” Il suo pensiero sul rapporto tra scienza e fede è semplice: “Per me la scienza e la religione sono due finestre di una casa, attraverso le quali noi vediamo la realtà del Creatore e le leggi che si manifestano nelle sue creature”, affermò in una occasione. In un articolo, dopo aver osservato che in natura nulla scompare senza traccia e che la natura non conosce l’estinzione ma tutto trasforma, concluse: “Tutto quello che la scienza mi ha insegnato —e continua ad insegnarmi— rafforza la mia credenza nella continuazione della nostra esistenza spirituale dopo la morte.”

Lemaitre

Fu il primo a capire che lo spostamento verso il rosso della luce delle stelle era la prova dell’espansione dell’universo e a proporre la relazione di proporzionalità fra la distanza delle galassie e la loro velocità di recessione, poi confermata da osservazioni sperimentali con la legge di Hubble. Nel 1927 pubblicò l’ipotesi dell’atomo primigenio, oggi nota come teoria del Big Bang.

La fede dello scienziato, affermava in una sua conferenza, «rende soprannaturali tanto le attività più umili quanto quelle più elevate! Egli continua ad essere figlio di Dio quando pone l’occhio al suo microscopio, e quando pone tutta la sua attività, nella preghiera del mattino, sotto la protezione del Padre celeste. Quando pensa alle verità della fede, egli sa che le sue conoscenze sui microbi, sugli atomi o le stelle non gli saranno né di aiuto né di ostacolo per aderire alla luce inaccessibile e, come ogni uomo, cercherà di rendere il suo cuore simile a quello di un bambino per poter entrare nel Regno di Dio. Così, fede e ragione, senza mescolarsi in una miscela imbarazzante e sconveniente, né generare conflitti immaginari, si uniscono nell’unità dell’attività umana» (La culture catholique et les sciences positives, 1936).

Einstein

E’ stato un fisico e filosofo tedesco naturalizzato svizzero e statunitense. Nel 1921 ricevette il premio Nobel per la fisica «…per i contributi alla fisica teorica, in particolare per la scoperta della legge dell’effetto fotoelettrico»

Significato della vita

“Qual è il senso della nostra esistenza, qual e il significato dell’esistenza di tutti gli esseri viventi in generale? Il saper rispondere a una siffatta domanda significa avere sentimenti religiosi. Voi direte: ma ha dunque un senso porre questa domanda. Io vi rispondo: chiunque crede che la sua propria vita e quella dei suoi simili sia priva di significato è non soltanto infelice, ma appena capace di vivere.”

Religiosità cosmica

“La più bella sensazione è il lato misterioso della vita. È il sentimento profondo che si trova sempre nella culla dell’arte e della scienza pura. Chi non è più in grado di provare né stupore né sorpresa è per cosi dire morto; i suoi occhi sono spenti. L’impressione del misterioso, sia pure misto a timore, ha suscitato, tra l’altro, la religione. Sapere che esiste qualcosa di impenetrabile, conoscere le manifestazioni dell’intelletto più profondo e della bellezza più luminosa, che sono accessibili alla nostra ragione solo nelle forme più primitive, questa conoscenza e questo sentimento, ecco la vera devozione: in questo senso, e soltanto in questo senso, io sono fra gli uomini più profondamente religiosi. Non posso immaginarmi un Dio che ricompensa e che punisce l’oggetto della sua creazione, un Dio che soprattutto esercita la sua volontà nello stesso modo con cui l’esercitiamo su noi stessi. Non voglio e non possono figurarmi un individuo che sopravviva alla sua morte corporale: quante anime deboli, per paura e per egoismo ridicolo, si nutrono di simili idee. Mi basta sentire il mistero dell’eternità della vita, avere la coscienza e l’intuizione di ciò che è, lottare attivamente per afferrare una particella, anche piccolissima, dell’intelligenza che si manifesta nella natura.”

“Difficilmente troverete uno spirito profondo nell’ indagine scientifica senza una sua caratteristica religiosità. Ma questa religiosità si distingue da quella dell’uomo semplice: per quest’ultimo Dio è un essere da cui spera protezione e di cui teme il castigo, un essere col quale corrono, in una certa misura, relazioni personali per quanto rispettose esse siano: e un sentimento elevato della stessa natura dei rapporti fra figlio e padre.”

Paul Dirac 

E’ stato un fisico, matematico e ingegnere britannico. Premio Nobel per la fisica nel 1933, fu tra i fondatori della meccanica quantistica.

1963

da The Evolution of the Physicist’s Picture of Nature

“Dio è un matematico di Primo Ordine”

Questo brano ci offre uno squarcio sul pensiero di Dirac il quale, utilizzando la metafora del linguaggio matematico quale linguaggio usato da Dio,  nell’indagare le leggi della fisica non trova contrasto tra la fede nella creazione e l’indagine scientifica sugli elementi naturali. A questo proposito scrive: «Dio è un matematico di primo ordine, che nel costruire l’universo ha utilizzato una matematica molto avanzata».

Uno degli aspetti essenziali della Natura sembra essere che le leggi fisiche fondamentali sono descritte da una teoria matematica di grande bellezza e potenza, per la cui comprensione è necessario un alto livello matematico. Vi chiederete: perché la Natura è costruita in questo modo? Si può soltanto rispondere che la nostra conoscenza attuale sembra mostrare che la Natura è costruita così. Dobbiamo semplicemente accettare questo fatto. Si potrebbe forse riassumere la situazione dicendo che Dio è un matematico di primo ordine, e che nel costruire l’universo ha utilizzato una matematica molto avanzata. I nostri deboli tentativi ci permettono di capire una piccola parte dell’universo, e man mano che progrediamo nella matematica possiamo sperare di comprenderlo sempre meglio.

Questa visione delle cose ci fornisce un altro metodo per compiere progressi nelle nostre teorie. Dal solo studio della matematica possiamo sperare di indovinare quale parte di essa entrerà nella fisica del futuro. Molti stanno lavorando alle basi matematiche della teoria quantistica, nel tentativo di comprenderla meglio e di renderla più potente e più bella. Se qualcuno riuscisse a trovare la direzione giusta per questo sviluppo, ciò potrebbe condurre a un progresso futuro in cui dapprima si scopriranno le equazioni e poi, dopo averle esaminate, si imparerà gradualmente ad applicarle. In una certa misura questo corrisponde alla linea di sviluppo aperta da Schrödinger con la sua equazione d’onda. Schrödinger la scoprì semplicemente cercando un’equazione dotata di bellezza matematica. Dopo che l’equazione fu scoperta, si vide che essa era appropriata sotto certi aspetti, ma i principi generali in base ai quali applicarla furono elaborati solo due o tre anni dopo. E possibile che i progressi futuri nella fisica avvengano secondo questa linea: si scopriranno dapprima le equazioni e poi ci vorrà qualche anno di sviluppo per trovare le idee fisiche che sono dietro a esse. Personalmente ritengo che sia una linea di progresso pili probabile del tentativo di intuire delle immagini fisiche.

Ovviamente, può darsi che persino questa linea di progresso sia destinata a fallire, e che rimanga solo quella sperimentale. I fisici sperimentali continuano a lavorare in modo del tutto indipendente dalla teoria, raccogliendo un vasto archivio di informazioni. Prima o poi ci sarà un nuovo Heisenberg che riuscirà a isolarne le proprietà importanti e capirà come usarle in modo simile a quello in cui Heisenberg ha utilizzato la conoscenza sperimentale degli spettri per creare la sua meccanica delle matrici. è inevitabile che lo sviluppo ultimo della fisica segua questa linea, ma dovremo aspettare a lungo se non emergeranno idee brillanti sui versante teorico.

Max Planck 

E’ stato un fisico tedesco, iniziatore della fisica quantistica e premio Nobel per la Fisica nel 1918.

1930

da una conferenza pubblicata su La conoscenza del mondo fisico

“La dimensione spirituale conforta lo scienziato nella sua ricerca, motivando i suoi sforzi. Tale dimensione, senza della quale la scienza stessa non potrebbe sussistere, sostiene il ricercatore nella sua fede in una razionalità del mondo e lo aiuta a dare forma ai fatti scientifici sui quali la scienza è basata, ma che da soli non sarebbero sufficienti a edificare una vera conoscenza sapienziale.”

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