Il Santo che ispirò il logo del noto liquore: lo Jägermeister

Sant'Uberto e il Cervo. Credit: Jägermeister

Lo Jägermeister, che in italiano significa Maestro Cacciatore, è un famoso liquore digestivo tedesco a base di erbe noto per avere un logo facilmente riconoscibile: un cervo che tra le corna ha una croce luminosa.

Il logo è stato erroneamente attribuito alla rappresentazione simbolica della frase che si trova scritta su ogni bottiglia: “Oh Deer God“. Oh dovrebbe riferirsi al cerchio, “Deer” è il cervo (che gioca con la parola inglese “dear“, cioè caro) e infine la croce che rappresenta Dio.

Ma in realtà la simbologia ha tutt’altro significato

La storia del Patrono dei cacciatori

Uberto, prima di divenire Santo, fu un ricco e potente nobiluomo appartenuto alla dinastia Merovingia.

Nato circa nel 657, probabilmente a Tolosa, annoverava in tutta la storia della sua famiglia re e duchi; lui stesso ebbe il titolo di conte palatino e fu apprezzato presso varie corti reali (come quella di Teodorico III). 

Quasi sicuramente prese moglie e secondo alcune fonti , ma probabilmente false, durante questo periodo di agi Uberto ebbe anche un figlio di nome Floriberto.

Si può ritenere che, come molti altri nobili dell’epoca, egli era un assiduo ed appassionato cacciatore; e fu proprio grazie alla caccia che la sua vita, ormai persa fra dissolutezze e vacuità, cambiò radicalmente.

Il cervo e la conversione

Secondo la tradizione tutto accadde un Venerdì Santo: Uberto era nel mezzo di una battuta di caccia quando improvvisamente si trovò isolato nel bosco.

Addentrandosi nella foresta gli apparve una creatura misteriosa e inquietante: un maestoso cervo recante fra i palchi una luminosa Croce Cristiana. Uberto si inginocchiò davanti a quella sublime visione e subito avvertì dentro di sé un cambiamento, una chiamata di Fede.

Capì ciò che quella visione gli stava trasmettendo: egli doveva abbandonare la dissolutezza che lo possedeva per passare una vita all’insegna del pentimento e della Fede.

Primo vescovo di Liegi

Il nobiluomo, rimasto vedovo, rinunciò a tutti i suoi beni e possedimenti. Si pose sotto la guida di San Lamberto, diventandone allievo e succedendo a quest’ultimo come Vescovo di Maastricht nel 706. Uberto fu anche un fervente predicatore e portò all’evangelizzazione delle Ardenne e del Brabante (all’epoca luoghi formati da selvagge foreste), inoltre fondò la diocesi di Liegi e ne fu primo Vescovo.

Passò comunque gran parte della sua vita vicino ai boschi e alla natura che tanto amava, e beffardamente lì trovò anche la morte: si racconta infatti che il suo trapasso fu causato dalla ferita infertagli dall’uncino di un amo agitato maldestramente da un suo sottoposto durante una tranquilla giornata di pesca. A seguito di questa ferita Uberto contrasse un qualche tipo di infezione e morì nel giro di qualche tempo all’alba del 30 Maggio 727, a Fura.

Dopo la sua morte egli fu presto proclamato santo e posto come Patrono dei Cacciatori.

L’inventore dello Jägermaister, Curt Must, era un appassionato cacciatore tedesco e pensò che questa suggestiva storia si sposasse perfettamente con il suo elisir e adottò il simbolo del cervo per onorare il vero ‘Maestro di caccia’: Sant’Uberto.

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