Jacques Fesch: il santo assassino

Jacques fesch, 24 ans, fils de banquier, accusé d'avoir assommé un agent de change de la rue Vivienne le 25 février 1954 pour lui dérober 300 000 F et d'avoir tué un gardien de la paix, s'apprête à rencontrer le juge d'instruction le 4 mars 1954 à Paris. Il sera condamné puis guillotiné le 1 octobre 1957. (Photo by STF / AFP)
Storie di rendenzione: La storia di Jacques Fesch, il giovane assassino ghigliottinato che presto sarà santo. 

Ci sono storie di conversione alle quali è davvero difficile abituarsi. E quando questi cuore si convertono grazie alla potenza di un Dio che non guarda le nostre fragilità e le nostre miserie.

Il momento più drammatico della vita di Jacques Fesch fu un 25 febbraio del 1954. Aveva soltanto 27 anni quando fu condannato a morte per ghigliottina in Francia per assassinio (la Francia mantenne la condanna a morte per ghigliottina fino al 1981). 

Una famiglia molto ricca

La famiglia di Jacques Fesch è una delle tante famiglie benestanti francesi. Il padre, direttore di banca e uomo molto influente, era ateo. Sin da bambino Jacques venne introdotto in questa visione ateistica della vita dove si proveniva dal nulla e si andava verso il nulla, e per questo motivo tutti i divertimenti e le opportunità che si presentavano nella vita andavano “risucchiate”. 

Jacque visse così, assecondando tutti i suoi capricci. Ma non tutto andò per il verso giusto.

Girare il mondo in yacht

In questo suo vortice di egoismo gli venne in mente di chiedere al padre di finanziare un suo viaggio in giro per il mondo in yacht. La risposta fu un secco “no” da parte del padre. Jacques venne folgorato dalla risposta negativa del padre, perché abituato a non rinunciare a niente di quello che gli passasse per la testa. 

Jacques allora decide di organizzare una rapina da un amico cambiavalute di suo padre, andandoci con la rivoltella di suo padre. Jacques però non aveva previsto la reazione del cambiavalute. Messi in fuga dal cambiavalute, Jacques venne inseguito da una folla di gente per strada, tra cui un gendarme che gli intimò di arrendersi. Jacques lo uccise con un colpo e nella Francia di allora uccidere un gendarme significava essere condannati a morte per ghigliottina. 

Fu condotto in un carcere di massima sicurezza di Parigi, in una cella che poteva ricevere uno sparuto numero di persone al giorno. Jacques, ateo, riceve la visita del cappellano del carcere che cacciò via immediatamente. Nei primi otto mesi iniziò a riflettere sul perché di quel suo gesto. E scrive: “Se avessi avuto un’ideale per cui vivere non avrei ucciso”. 

Una notte, preso dalla disperazione, inizia a prendere a pugni la parete del carcere. Subito dopo cadde a terra esclamando: “Dio mio, Dio mio!”. Ne fu sconvolto, era la prima volta che invocava Dio senza bestemmiare. Quella stessa notte racconta di aver udito una voce che gli sussurrava: “Jacques riceva l’aiuto per affrontare la morte”. Da quel giorno si sentì rinvigorire e rimase meravigliato di non aver creduto in Dio sin da piccolo.

La conversione

Da quel momento iniziò a chiamare sempre più spesso il cappellano del carcere, al quale chiede il Vangelo e un libro che raccontava le apparizioni di Fatima. Fu proprio quest’ultimo libro a farlo commuovere e a fargli dire: “Quando ho letto che la Madonna ha presentato ai bambini il suo cuore, circondato da una corona di spine, io ho immaginato dentro di me di togliere quelle spine e di risanare quelle ferite riempiendo di baci il cuore di Maria”. E da quel momento iniziò a preoccuparsi anche della conversione di suo padre e di suo moglie, lontana anche lei dalla fede. 

Il matrimonio in carcere

Jacques si rese conto di non essersi unito in matrimonio religiosamente con sua moglie e dopo questa esperienza “mistica” e di travaglio interiore chiese di sposarla in carcere. 

La forza della grazia

La Chiesa di Francia ha dovuto attendere 40 anni per avviare l’iter di beatificazione di Jacques Fesch e non a torto, essendosi macchiato del peggiore dei peccati. Tuttavia la storia di Jacques è in fondo la storia della potenza della grazia di Dio in noi. E di come Jacques avesse compreso che seppure condannato a morte volesse comunque preoccuparsi della conversione dei suoi cari. In fondo, il peggior peccato è non credere nella infinita misericordia e nel perdono di Dio. 

Gli ultimi giorni

Più si avvicinava il giorno della morte più Jacques Fesch ripeteva a sè stesso e ai suoi familiari: “Fra poco vedrò Gesù, fra poco vedrò l’Amore!”. L’ultima notte su questa terra, quando in carcere tolsero la luce dalle celle, bussa alle 3 di notte alle guardie carcerarie perché gli accendessero la luce. Quando aprirono la cella lo trovarono in ginocchio, che aveva rifatto il suo letto. Tutto era in ordine, così come la sua anima, pronta da tempo. E’ il segno del profondo cambiamento spirituale e umano che aveva compiuto questo giovane ragazzo. Morì ghigliottina il 1° ottobre del 1957.

Nel 1993 l’Arcivescovo di Parigi, il cardinale Jean-Marie Lustiger, ha dato il via alle pratiche procedurali per l’istituzione del processo di beatificazione. Jacques Fesch fu proclamato Servo di Dio

Le testimonianze raccontano che al momento di salire il patibolo Jacques Fesch non pronunciò che queste parole a mezza voce: “Signore, non abbandonarmi”.

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