I Miracoli di Sant’Alfonso Maria de Liguori

Sant'Alfonso Maria de Liguori

Nato a Napoli il 27 Settembre del 1696, Alfonso dè Liguori muore a Pagani il 1° Agosto del 1787. Avvocato a 16 anni, sacerdote a trenta, fonda a 36 anni la Congregazione del Santissimo Redentore per l’evangelizzazione delle popolazioni più abbandonate e, a 65 anni, viene consacrato vescovo.

Giovane sacerdote, fa voto di non perdere nemmeno un minuto; forse questa preghiera gli servì, perché pubblicherà nella sua vita ben 118 opere, che avranno oltre 20 mila edizioni. La sua Theologia Moralis e, in particolare, nella Praxis Confessari, capitolo IX, Alfonso parla dei fenomeni straordinari, chiedendo ai confessori di essere estremamente vigilanti e critici nei riguardi dei visionari. D’altra parte, nei suoi scritti ascetici non perde occasione per ricordare che i fenomeni straordinari della mistica (come l’estasi, le apparizioni o i miracoli) non sono assolutamente necessari per la vera santità cristiana.

Scrive, ad esempio: “Leggendo le estasi e i rapimenti di Santa Teresa (d’Avila) e di San Filippo Neri, e di altri santi, alcune anime dedite alla preghiera cominciano a desiderare queste comunicazioni soprannaturali. Bisogna respingere questi desideri perché sono contrari all’umiltà. Se vogliamo diventare santi, dobbiamo aspirare alla vera unione con Dio, cioè all’unione totale della nostra volontà con quella di Dio” (L’Arte di Amare Gesù Cristo).

Tuttavia nel 1732, quando decide di fondare la Congregazione del Santissimo Redentore, Alfonso è incoraggiato dalle visioni di Suor Maria Celeste Crostarosa e dalle ripetute apparizioni nell’ostia consacrata: queste apparizioni si ripeterono alla vigilia della fondazione della Congregazione, avvenuta il 9 Novembre del 1732, e si ripetono davanti a religiose, vescovi, canonici e nuovi membri dell’istituto.

Nell’Ostia consacrata i testimoni “vedono essenzialmente, il Calvario sormontato dalla Croce, con altri elementi -strumenti della passione, nubi e luci- che si muovono e variano a seconda dei veggenti” (Chiovaro, 121). I due vescovi presenti informano il nunzio a Napoli. Alfonso sottoscrive la relazione ufficiale.

Questo avvenimento ispirerà lo stemmma dell’istituto disegnato da Alfonso verso il 1743, ma nel secolo dei lumi e in un’epoca in cui la Chiesa combatte e condanna il quietismo di Fénelon, queste apparizioni possono nuocere allo sviluppo del nuovo istituto.

Comunque Alfonso sperimenta personalmente fenomeni straordinari. Nella storia della sua vita più completa e più documentata, scritta in lingua francese, Le Saint du siècle des lumières, Alphonse dé Liguori (Parigi 1987), l’autore, padre Thèodule Rey-Mermet, ricorda ripetutamente fenomeni straordinari accaduti alla presenza di molti testimoni. Ad esempio, un bambino muto che recupera la parola (p. 508), un bambino moribondo che guarisce dopo un segno di croce di Alfonso (p. 520), un cieco, Michele Monichino Brancia, che recupera la vista il 27 Luglio 1729 a Nola (p. 577), e centinaia di bambini malati che gli vengono condotti per essere guariti (p. 582). Così, quando il Vesuvio minaccia la regione, Alfonso prega, fa un segno di croce e subito il vulcano smette di eruttare lava (p. 617).

D’altra parte moltissime persone lo vedono in estasi in occasione dell’apparizione della Vergine Maria a Foggia, il 22 Marzo del 1732 (pp. 237-238) ad Aiello, poi di nuovo a Foggia, ecc. Infine, un anno prima della sua morte, il 19 ottobre del 1786, confida al padre G. B. Di Costanzo, il suo ultimo confessore, che quando era giovane si intratteneva spesso con la Madonna nella grotta di Scala per essere da lei consigliato nelle faccende relative alla congregazione.

Egli gli confida: “Ella mi diceva tante cose e cose belle”. “Quali cose, padre?”, gli chiede il confessore. “Tante cose e così belle”, ripete prima di rinchiudersi nel suo silenzio (p. 286).

Ma Sant’Alfonso fu sempre molto discreto quando si trattava di parlare sui fenomeni straordinari che lo riguardarono. Continua a ripetere che non sono né le visioni di suor Maria Celeste, né le apparizioni nell’eucarestia alla Scala nel 1732 che lo hanno spinto a fondare l’istituto, bensì gli appelli del Vangelo e i consigli illuminanti di persone competenti che egli ha consultato dopo aver a lungo pregato. Ecco perché non tollerò mai alcuna allusione a rivelazioni nelle regole dei redentoristi.

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