Per Santa Teresa d'Avila non ci si dovrebbe avvicinare alla preghiera in cerca di una sensazione piacevole, piuttosto si dovrebbe desiderare una ferma determinazione a unirci a Gesù!

Si è abituati a pregare chiedendo, facendo richieste. Ma ciò spesso diventa un dialogo unilaterale con Dio, dove si parla a Lui dei propri bisogni, preoccupazioni e difficoltà. La maggior parte delle volte, ci si concentra molto poco su di Lui e molto di più su sé stessi.

Ma quando il Signore ha chiamato i Suoi discepoli a seguirlo, non ha dato loro un elenco di istruzioni, li ha invitati a stare con Lui (Mc,3:13–14). La prima cosa che si deve capire, quindi, è che la vita di preghiera riguarda lo stare con Gesù, passare del tempo con Lui e permettergli di parlare al proprio cuore.

Oltre la Tecnica e il Metodo...

Quando si inizia a pregare, tecniche o metodi possono aiutare questo incontro: postura, immaginare l'ambientazione, preghiera vocale e così via. Ma questi aiuti possono diventare limitanti quando si permette loro di diventare il focus.

Se al contrario ci si concentra al trascorrere del tempo con Gesù, si può scoprire il desiderio di andare più in profondità, di rendere l'incontro con Lui più intimo. L'anima infatti diventa più unita a Dio e desidera rimanere con Lui.

È ciò che viene chiamata preghiera contemplativa. Essa si concentra più su Dio, su chi è e su ciò che desidera dare, piuttosto che su ciò che si potrebbe ottenere. Nella contemplazione, Dio è al centro.

Gli Obiettivi Non dovrebbero essere al Centro

Non si dovrebbe pregare per ottenere semplicemente un risultato, l'obiettivo primario dovrebbe essere costruire una relazione amorevole; e le relazioni d'amore non sono strumentali. Quando si comprende la preghiera come una relazione d'amore, ci si rallegra semplicemente in presenza dell'Altro, anche quando non si riceve nulla di tangibile in cambio.

Per questo motivo, nella preghiera contemplativa importa poco l'essere concentrati, usare una buona tecnica o sentire consolazione. Ciò che conta è l'unione dell'anima con Dio!

A volte, può essere difficile mantenere i pensieri fissi su Dio, e non importa quanto ci si provi, la mente vaga. In quei momenti, bisogna ricordare che si è ancora lì con Lui, anche nella distrazione. Non ci si dovrebbe scoraggiare, ma unirsi a Lui dal profondo. La più grande tentazione è credere di perdere tempo, ma finché si prega con un cuore volenteroso, nulla è mai perso!

La Vera Chiave

La chiave, quindi, è concentrarsi meno su sé stessi e dedicare più attenzione a Gesù. La preghiera è, soprattutto, cercare di sapere cosa Dio vuole da noi e desiderare di farlo. Quando cerchiamo di rendere la preghiera semplicemente un'esperienza gratificante, l'attenzione si sposta da Dio al nostro benessere.

Ecco perché la preghiera chiama a dare priorità al desiderio di Dio di stare con noi, proprio come spesso si fa con le persone che si ama. La felicità cristiana ha poco a che fare con ciò che il mondo oggi definisce felicità: uno stato di comfort. La felicità evangelica si trova nel dono di sé, nell'amore incondizionato e nella ricerca del bene degli altri.

Secondo San Giovanni della Croce, ci si deve avvicinare alla preghiera con il desiderio di andare oltre ogni conoscenza. L'incontro con Dio supera ogni sentimento e pensiero. Questi possono dare un assaggio di chi è Dio, ma non possono mai rivelarlo completamente. Dio è infinitamente di più e desidera rivelarsi a noi nel profondo dei nostri cuori.

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