«Bao», il corto della Pixar che ci parla di amore, di figli e di libertà

Pixar lo ha fatto ancora. Come ogni anno la Pixar sorprende per i suoi contenuti che vanno a interpellare l’animo umano. Questa volta il successo non è venuto da un film vero e proprio ma da un cortometraggio alquanto insolito: «Bao» .
La storia è incentrata sul rapporto madre-figlio e sulle diverse tappe che la crescita comporta e di come questa venga vissuta dalla parte del genitore. Tutto inizia quando questa donna si siede a tavola con suo marito a cena e l’ultimo “bao” (come viene comunemente chiamato un raviolo al vapore in Cina) prende vita e viene adottato come membro della famiglia. Col passare del tempo, il bambino cresce e sperimenta diverse esperienze che gli permettono di capire, che è in grado di socializzare con altre persone, fare amicizia, avere una fidanzata e infine andarsene di casa.
Questo cortometraggio è strettamente correlato alla sindrome del nido vuoto, che si riferisce all’angoscia e al dolore che attraversa una madre quando vede la partenza di un bambino sempre più vicino.

Sia il padre che la madre possono facilmente identificarsi con i personaggi, tuttavia, è la madre ad essere al centro dell’attenzione. Le donne svolgono il loro ruolo con un alto tasso di iper-protezione, un aspetto che ad un certo punto della genitorialità caratterizza tutte le mamme. Sicuramente il corto toccherà i cuori di tutte le madri che lo vedranno, ma in un certo modo avrà un effetto molto più emotivo su coloro che hanno già visto i propri figli uscire di casa per vari motivi: matrimonio, indipendenza, studio, viaggi, lavoro eccetera E anche se molte volte non c’è modo di riempire il vuoto, il dolore che una madre prova è una conseguenza dell’amore immenso che prova per ognuno dei suoi figli. Vi è una scena in particolare (appunto la più criticata): la scena in cui la madre si rifiuta di accettare il fatto che il “suo bambino” ha preso la decisione di lasciare casa.

Questo aspetto è presente in ogni bambino. È nato e dopo pochi mesi vuole sedersi da solo, camminare senza aiuto, mangiare con le sue stesse mani, provare a mettersi le scarpe e gli abiti senza urlare, non posso! e anni dopo uscire con i suoi amici, presentare la sua prima ragazza o uscire di casa. L’indipendenza è un argomento necessario, naturale e in evoluzione, ma sarà sempre irto di dolore per i genitori, specialmente per la madre, che nella maggior parte dei casi è la persona più vicina ai bambini, che li conosce da capo a piedi.
«Bao», mostra con piccoli ma significativi dettagli che l’ indipendenza è qualcosa di cui tutti abbiamo bisogno ma che non tutti possiamo capire, o almeno non allo stesso tempo. Il detto che “i bambini sono presi in prestito” sembra crudele, ma è vero. Il nostro ruolo di genitori sarà quello di garantire il benessere dei nostri figli, per farli crescere nell’ amore, spesso senza renderci conto che siamo noi genitori a voler diventare i veri protagonisti della scena volendo iper-proteggerli.

Quanto è difficile lasciar andare, lasciare e rispettare la libertà delle persone che si amano, specialmente i figli? Per certi versi il cortometraggio è una lezione di vita per tutti, per far comprendere che l’amore, quello vero, è sì doloroso, duro ma anche di quanta gioia l’amore possa creare nel momento in cui ci lasciamo andare a quella che è la vita, a quello che è un percorso naturale della genitorialità. E questo non può che rimandarci alla nostra figliolanza divina, dei nostri errori, di come Dio ci ami sempre e sia sempre pronto ad accoglierci anche nei momenti in cui ci allontaniamo da Lui.
Sebbene il padre non sia molto presente nel corso della storia, il suo ruolo diventa indispensabile alla fine del cortometraggio. È il ponte che permette a madre e figlio di rivedersi dopo un po’ di tempo. Questa volta il bambino è quello che cerca di confortare la madre nel dolore, lui le si avvicina con delicatezza e ti fa vedere che, anche stanno insieme tutto il tempo, saranno sempre uniti da un legame indelebile.
La famiglia è una parola che abbraccia significati infiniti e allo stesso tempo impegni. È dovere dei genitori essere sempre lì, ma è anche dovere del figlio ritornare, valutare ogni sforzo fatto dai suoi genitori, separare senza rompere il filo che li unisce, per capire che il cuore di una madre e di un padre deve essere nutrito con lo stesso amore che ci hanno dato quando eravamo giovani, indifesi e insicuri. È come se i ruoli si fossero invertiti Se non hai ancora visto il corto completo, sicuramente questo è un grande incentivo per te vederlo con più cuore e meno testa.

Se sei una madre o un padre che ha già dovuto “lasciarsi andare” condividi la tua esperienza.

 

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