Grazie a Clemente VIII il caffé smise di considerarsi la ”Bevanda del Diavolo”

Il caffé in Italia è da sempre un simbolo nazionale, tant’è che possiamo annoverare grandi invenzioni che hanno contribuito a migliorarne la produzione: la famosa Moka dell’Ingegnier Bialetti del 1933, la cottura napoletana che prevedeva il filtraggio dell’acqua bollente, fatta colare dall’alto attraverso la polvere di caffè ( è il principio che fa funzionare la cuccumella) e infine il famoso espresso, nato nella Milano del 1902, grazie all’invenzione dell’ingegner Luigi Bezzera, una macchina che sfruttava l’alta pressione per filtrare il macinato.

Ma veniamo al dunque: durante il Settecento la bevanda iniziò ad avere un vero e proprio successo in Europa a tal punto che la Chiesa ne proibì il consumo perchè lo riteneva un diabolico raddoppiatore dell’io, capace di rendere vigili, troppo loquaci e disinibiti persino i caratteri più morigerati. 

Non solo. Ricordiamo anche che quando il caffè arrivò in Europa non venne accolto a braccia aperte, per via delle sue origini diciamo “infedeli”. Il vino d’Arabia, che venne prontamente ribattezzato la “bevanda del diavolo”, giunse anche in Vaticano, tra le mani di Papa Clemente VIII, al quale, seppure avvisato delle possibili conseguenze, piacque molto, purché molti dei suoi consiglieri gli chiesero di bandirlo.

Sam Guzman in una nota per The Catholic Gentleman, racconta che al Papa “venne portata una tazza fumante di caffè e ne bevve un sorso”. Stando a quanto racconta la leggenda, Clemente VIII avrebbe quindi detto: “Questa bevanda del diavolo è deliziosa. Dovremmo imbrogliare il diavolo battezzandola”.

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