I Santi e le Api

Sant'Ambrogio. Public Domain

Grazie ad alcune sue caratteristiche comportamentali come la laboriosità, e alla fornitura di prodotti preziosi, quali il miele e la cera, l’ape ha sempre giocato un ruolo significativo nell’immaginario cristiano. Sant’Ambrogio, ad esempio, paragonò la Chiesa all’alveare e i membri di una comunità alle api, le quali sono in grado di cogliere il meglio da ogni fiore. Da parte sua, San Bernardo di Chiaravalle considerava l’ape un simbolo dello Spirito Santo, forse sulla base dell’idea che le api vivessero solo del profumo dei fiori, dando così un’immagine di grande purezza e continenza. 

Ma il ricorso all’ape e al suo mondo presenta anche altri aspetti. L’eloquenza di certi predicatori fu spesso assimilata alla dolcezza del miele, come nel caso di San Giovanni Crisostomo (“bocca d’oro”). Il “dolce” miele servì anche per dare un’idea concreta dell’infinita clemenza di Cristo; allo stesso modo il pungiglione sembrò adatto a simboleggiare il castigo divino nel momento del giudizio finale. Bizzarra è poi la ragione per cui l’ape diventa simbolo della vergine Maria: si tratta di un’immagine derivante dalla credenza popolare secondo cui non sarebbe direttamente l’ape regina a generare la prole, ma le api bottinatrici la trarrebbero dai fiori che visitano. La Chiesa cattolica attribuisce ad alcuni santi, per antica tradizione o per recente proclamazione, il compito di intercedere presso Dio per alcuni specifici settori e di proteggere i fedeli. Anche gli apicoltori hanno i loro santi protettori: Sant’Ambrogio di Milano, San Bernardo di Chiaravalle e Santa Rita da Cascia.

Sant’Ambrogio, patrono degli Apicoltori

Nato a Treviri, in Germania, nel 339 e morto a Milano il 4/4/397. Il suo biografo (Paolino da Milano) narra che un giorno, mentre il piccolo Ambrogio dormiva in una culla nel cortile del pretorio (infatti, il padre, appartenente all’aristocrazia romana, era un funzionario in servizio oltralpe), sopraggiunse all’improvviso uno sciame che si posò sul suo viso con le api che entravano e uscivano dalla bocca. Il padre, che passeggiava nelle vicinanze con la madre e la figlia, proibì alla domestica, cui era stato dato il compito di curare il bambino, di scacciare gli insetti perché aveva intuito che si trattava di un fatto prodigioso. Poco dopo, le api si alzarono in volo salendo così in alto da scomparire alla vista; allora il padre esclamò: “Se questo bambino vivrà, diventerà qualcosa di grande.”

San Bernardo di Chiaravalle

Nato a Fontaines, vicino a Digione, nel 1090 e morto a Ville-sous-la-Ferté, Comune della regione della Champagne-Ardenne il 20 agosto 1153, fu il fondatore della celebre abbazia di Clairvaux -in italiano Chiaravalle -, sempre in Francia. 

Alcuni dottori della Chiesa, quali San Giovanni Crisostomo e San Bernardo di Chiaravalle, furono famosi per la loro eloquenza. Per il loro parlare fluente -simile al miele -ebbero come attributo le api che nella tradizione hanno sempre simboleggiato il Verbo, la parola e, quindi, il dolce eloquio. Le api stesse possono essere viste come una figurazione dello Spirito Santo; quest’interpretazione va certamente intesa in senso pentecostale: i Santi citati erano dotati di capacità oratorie nello stesso modo in cui gli apostoli riuscivano a parlare in modo suadente e fluente in tutte le lingue. 

Per Bernardo l’origine del patronato si rifà ad alcune affermazioni dei biografi, che attribuiscono al santo il nome di doctor mellifluus (dottore fluente come il miele) anche per lo stile raffinato dei suoi scritti. Doctor mellifluus è il titolo dell’enciclica promulgata da papa Pio XII il 24 maggio 1953 nel VIII centenario della morte del Santo. 

Santa Rita da Cascia

Nata a Roccaporena, presso Cascia (PG), nel 1381 e morta a Cascia il 22 maggio 1447.

Alla sua infanzia è legato un fatto prodigioso che è riportato dalla tradizione in due versioni: agreste e domestica. Per comprendere la prima versione è bene sapere che i genitori di Rita erano contadini che portavano la piccola, fin dall’età di pochi mesi, con loro al lavoro nei campi, riponendola in una cesta di vimini da appoggiare poco distante. 

Un giorno mentre la piccola riposava all’ombra di un albero, uno sciame di api le circondò la testa; le api, però, non la punsero, anzi alcune di esse entrarono nella boccuccia socchiusa nel sonno per depositarvi del miele. Nel frattempo, un contadino che era con loro e che si era ferito con la falce ad una mano, lasciò il lavoro per correre a Cascia a farsi medicare. 

Questi, passando davanti alla cesta e vista la scena, cercò di scacciare le api e qui avvenne la seconda fase del prodigio: man mano che scuoteva le braccia per farle andare via, la ferita si rimarginava fino a chiudersi completamente. 

L’uomo gridò al miracolo e con lui, quando seppero del fatto prodigioso, anche tutti gli abitanti di Roccaporena.

Secondo la versione domestica, mentre la piccola dormiva nella culla alcune api si radunarono sul suo visino. I genitori spaventati volevano scacciarle, ma videro che le api non facevano alcun male alla loro bimba.

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