Il Beato Niccolò Stenone, uno “scienziato in tonaca”

Il Beato Nicola Stenone
Considerato tra i padri fondatori della Cristallografia, paleontologia, geologia e stratigrafia.

Niccolò Stenone nacque a Copenhagen il 1 Gennaio del 1638 e sin da giovane si occupò di scienze naturali a punta da venire considerato tra i padri fondatori della Cristallografia, paleontologia, geologia e stratigrafia.

La sua feconda attività scientifica lo obbligò a viaggiare per tutta l’Europa e il 24 Giugno 1666, a Livorno, Stenone ricevette la grazia della conversione al cattolicesimo.

La sua conversione

I suoi biografi descrivono che “osservava incuriosito e perplesso il fervore che animava la processione del Corpus Domini, la vastissima Piazza d’Armi era tutta una festa di colori e di suoni. Le Campane suonavano a distesa. Il giovane ricordava un’altra processione a cui aveva assistito tre anni prima a Lovaino, nel Belgio, compiuta da schiere di studenti e decine di professori in toga ma qui gli sembrava esserci qualcosa di diverso. Forse un tono di gioia, un nuovo calore umano…o forse erano cambiati i suoi occhi? 

La gente si inginocchiava al passaggio dell’Ostia e Niccolò Stenone trascorse la giornata con una profonda inquietudine nel cuore. Lui, che proveniva da una famiglia luterana, decise allora di convertirsi.

Scopritore del cuore in quanto muscolo e padre della Geologia

A 21 anni scriveva: «Peccano contro la grandezza di Dio coloro che non vogliono studiare direttamente le opere della natura… in tal modo si privano della gioiosa osservazione delle mirabili opere di Dio». A lui, tra le altre, si deve la scoperta del dotto salivare (Dotto di Stenone) e l’affermazione comprovata che il cuore è un muscolo. A Copenaghen riceverà il titolo di «Anatomicus regius». Per l’opera «De solido» ottiene il titolo di «Fondatore della geologia», scienza che studia l’evoluzione della crosta terrestre. Studia i resti di animali e di piante (fossili) e dà inizio alla «paleontologia» ed anche alla «cristallografia geometrica».

Fu ordinato a Firenze

Il 2 novembre del 1667 passò alla fede cattolica e si dedicò con impegno allo studio della Teologia, della Sacra Scrittura e dei Padri della Chiesa, anche per rispondere a chi lo accusava di tradimento verso la religione in cui era nato. Otto anni dopo (1675), a Pasqua, ricevette l’ordinazione sacerdotale nel duomo di Firenze, dove iniziò il suo ministero come Curato. Non dimenticò mai Livorno, dove spesso tornava per attendere, nella chiesa di S. Sebastiano, alle confessioni ed alla predicazione a favore degli stranieri che si fermavano in questa città di mare.

Lodato da Liebniz

Il Signore però lo chiamava ad un servizio più alto e più impegnativo e fu consacrato Vescovo (1677): allora pellegrinò come pastore di anime e autentico missionario nei paesi del Nord Europa. Nominato Vicario Apostolico dell’intera Germania nord-occidentale e della Danimarca – Norvegia, con sede ad Hannover, si distinse per grande carità e gentilezza verso tutti ed insieme per la fermezza nella difesa della verità cattolica. 

Lo stesso filosofo Leibniz lo stimò per la sua «grande pietà e dottrina» nonostante le personali divergenze circa la riunione delle Chiese, divise da guerre di religione.

Padre della Geologia

Il principio introdotto nello studio della geologia, secondo il quale è possibile comprendere quale tra due fossili naturali sia più antico dell’altro osservando quale ha lasciato l’impronta per primo, rivoluzionò totalmente i fondamenti di questa disciplina; tutto quello che si era, fino a quel momento, pensato in merito alla formazione e all’evoluzione della Terra, sarebbe stato modificato dalle osservazioni di Nicolas Steno. Se, al giorno d’oggi, non ci stupiamo di fronte ad un pesce fossile nelle Dolomiti o sappiamo riconoscere i segni degli spostamenti che, in epoche remote, hanno coinvolto catene montuose, fiumi, laghi e mari, tutto ciò lo dobbiamo a quest’uomo che ha dedicato tutta la propria vita all’osservazione scientifica della natura, senza perdere mai la fede in Dio.

La sua tomba nella Basilica di San Lorenzo a Firenze

Stroncato da una malattia maligna rendeva l’anima a Dio pregando «Gesù, sii il mio Gesù». Era il 25 novembre (5 dicembre del calendario gregoriano) del 1628. Deposto con le vesti pontificali nella cappella del palazzo reale, fu sepolto nella cattedrale luterana della città. 

Il Granduca Cosimo III di Toscana, suo grande amico e benefattore, volle dargli «sepoltura più condegna» e non avendolo potuto avere come Proposto della Collegiata di Livorno, ne volle almeno la salma nei suoi Stati. Il suo corpo, imbarcato ad Amburgo, approdò al porto della sua indimenticabile Livorno e, trasferito a Firenze, riposa nella cripta della basilica di S. Lorenzo.

Il Papa Giovanni Paolo II lo ha iscritto tra i «beati» il 23 ottobre 1988. La liturgia ne celebra la memoria annuale il 5 dicembre.

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