Il Miracolo che si Cela dietro l’origine della Festa del Corpus Domini

Credit: Pixabay (Dominio Público)

L’Eucarestia. Uno dei più grandi misteri che, ogni giovedì successivo alla solennità della Santissima Trinità, la Chiesa Cattolica celebra con una processione chiamata appunto il Corpus Domini”. Solennità che venne descritta dal famoso storico francese del XIX secolo, Jules Michelet, come “la meravigliosa poesia di Dio racchiusa in un pane”. 

Tutto ebbe inizio quando un sacerdote di “lingua straniera”, da molti chiamato erroneamente Pietro da Praga che, tormentato dai suoi dubbi di fede circa la reale presenza di Cristo nell’Eucarestia, decise di intraprendere un pellegrinaggio verso Roma per pregare sulla tomba degli apostoli Pietro e Paolo. 

Nel suo viaggio di ritorno volle fermarsi a Bolsena, sostandosi in preghiera sul corpo di Santa Cristina. Sarà proprio nell’omonima Chiesa dedicata alla giovane martire dove avvenne il “prodigio”: il cosiddetto “Miracolo di Bolsena”. 

Al momento della Consacrazione, mentre innalzava l’Ostia sopra al calice, il sacerdote vide che la “Particola” cominciò a sanguinare. Il sangue iniziò a cadere sul corporale, e su gli altri panni di lino presenti sull’altare. Preso da un forte spavento non ebbe il coraggio di andare avanti, e prese di fretta l’Ostia, il calice, il corporale e gli altri oggetti che erano stati macchiati dal sangue, e corse in sacrestia riponendo il tutto all’interno del tabernacolo; solo in un secondo momento il sacerdote decise di raccontare l’accaduto al pontefice che in quel tempo si trovava nella vicina Orvieto.

Solo dopo circa un anno da questi eventi, l’11 agosto del 1264, Urbano IV scrisse la bolla Transiturus, istituendo di fatto così la festa del Corpus Domini al giovedì dell’ottava di Pentecoste: “A corroborazione e ad esaltazione delle fede cattolica, degnamente e a ragion veduta abbiamo ritenuto di stabilire che di così grande sacramento, oltre la quotidiana commemorazione che ne fa la Chiesa, si celebri ogni anno più speciale e più solenne memoria, designando e fissando a questo scopo un giorno preciso, cioè il giovedì che segue immediatamente l’ottava dopo Pentecoste”.

Nella bolla Transiturus, Urbano IV volle rivolgersi anche a santa Giuliana di Mont-Cornillon,  canonizzata il 18 luglio da papa Pio IX, da egli conosciuta quando era stato arcidiacono della cattedrale di Laon e, successivamente, di Liegi nel 1241. 

Le parole del papa richiamano le visioni che Santa Giuliana ebbe per più di vent’anni, vale a dire, una luna piena attraversata da una banda che ne oscurava il centro. Nell’interpretazione fornita dalla stessa mistica il disco di luna rappresenta la Chiesa militante, la benda che la nasconde in parte significa che manca una festa: “Dio ne vuole la creazione, la festa del sacramento molto augusto e molto sacro dell’altare”. 

Dopo essersi dedicata alla vita religiosa nel 1207 la giovane mistica si impegnò “anima e corpo” allo scopo di istituire la solennità del Corpus Domini, che avrebbe avuto origine dalle due visioni avute dalla santa: nella prima Giuliana avrebbe visto la Chiesa sotto le sembianze della luna piena, ma con una striscia scura che l’attraversava, ad indicare la mancanza di una festività; nella seconda Cristo stesso, che le chiedeva di adoperarsi affinché venisse istituita la festa del Santissimo Sacramento. 

Per molti anni essa non rivelò a nessuno delle sue visioni, che confidò a due religiose solo nel 1222, quando era già divenuta prioria del convento di Mont-Cornillon. In seguito Giuliana chiese a Giovanni Losanna, sacerdote di Liegi, di interpellare i maggiori teologi ed ecclesiastici del tempo affinché venisse istituita la festa dell’Eucarestia, scrivendo ella stessa una petizione al domenicano Hugues de St-Cher, a Jacques Pataléon (futuro Urbano IV) e ad Robert de Thourotte, allora vescovo di Liegi. 

Sarà proprio quest’ultimo che, nel 1264, autorizzò la celebrazione di una festa dell’Eucarestia in tutta la diocesi il primo giovedì dopo l’ottava della Santissima Trinità. Così, il 6 giugno 1247, Giuliana e le altre mistiche a lei legate poterono partecipare alla prima solennità dedicata al Corpo di Cristo. 

Ma il fattore che più di ogni altro spinse il pontefice ad istituire una celebrazione del Corpus Christi rimane senza alcun dubbio il cosiddetto “Miracolo di Bolsena”. Urbano IV, venuto a conoscenza del miracolo, non esitò ad inviare a Bolsena  il vescovo di Orvieto Giacomo Maltraga, seguito, sempre secondo tradizione, da Bonaventura da Bagnoregio e dal domenicano Tommaso d’Aquino; a quest’ultimo venne dato l’incarico di scrivere l’Officium de festo Corporis Christi.

L’origine del nuovo interesse verso il miracolo deve essere ricercato però nel decennio 1329-1338, nell’ambito del convento dei frati predicatori di Orvieto; in particolare, nella persona del domenicano Beltramo “Tramo” Monaldeschi, vescovo di Orvieto dal 1329 al 1344. Tre sono i  passaggi significativi: 1) il recupero della festa del Corpus Domini voluta da Clemente V; 2) il dibattito  sull’attribuzione a Tommaso d’Aquino della messa Cibavit e dell’officio Sacerdos della nuova festa; 3) la collocazione del Miracolo del Corporale all’interno dell’ampia disputa circa l’Eucarestia e il Corpus Christi. 

E sarà proprio sulla scia di questa “tradizione storica” della Chiesa, che il prossimo 3 di giugno Papa Francesco si recherà ad Ostia per celebrare la solennità del Santissimo Sacramento.

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