La storia dell’elicotterista che ha lasciato la guerra per diventare prete

Don Daniele Leoni, l'elicotterista di Dio

Daniele Leoni ha 48 anni e oggi è parroco presso la Chiesa di Pozzo, in provincia di Arezzo. Per le 750 anime è conosciuto come Don Daniele ma in pochi sanno che prima di essere Don, Daniele era in realtà un Capitano, un elicotterista per l’appunto.

«Sono stato nell’esercito per 19 anni. Ho partecipato alle missioni in Albania, Kosovo, Bosnia, Serbia e Iraq. Ero un elicotterista», racconta emozionato Don Daniele alla rivista Credere.

Il primo “scossone” spirituale

A 19 anni entrò nel primo reggimento artiglieria di Udine. A 23 arriva il primo scossono spirituale, a tal punto che Daniele, dopo essersi presentato per un concorso da elicotterista, decide di lasciare tutto per entrare in seminario. Sembrava tutto pronto, ma Dio aveva in serbo sorprese:

Era il 1994, iniziai a frequentare il seminario di Arezzo e decisi di entrare. Era già tutto fissato e il pomeriggio lasciai la mia ragazza. La mattina dopo, ancora dormivo, viene mio padre e mi fa: “Dani, Dani, ci sono i carabinieri al telefono”. “Tenente Leoni”, mi dicono dall’altra parte, “lei ha vinto il concorso per elicotterista”. Appena riattaccato chiamai il rettore del seminario e gli dissi: “Don Gianca’, grazie dell’opportunità, ma vado a fare il pilota di elicotteri, ciao ciao cia’”, click. E andai a fare il lavoro più bello del mondo.”

Dio sul campo di battaglia

Nel 2004, quando aveva 33 anni, aveva accumulato molte ore di volo e aveva partecipato a molte operazioni di soccorso in cui era stato colpito e aveva dovuto sparare. Nonostante tutte queste avventure da film dentro di sè Daniele non aveva ancora trovato pace.

All’improvviso, in una delle sue missioni, gli fu chiesto di trasportare un vescovo dal Kuwait al suo accampamento, poiché doveva celebrare la Messa di Natale nelle città vicine.

«Nel 2004 eravamo a Tallil, in Iraq, qualche miglio a sud di Nassiriya. Per chilometri e chilometri non c’era nemmeno una cappellina. Pensate che quando venne a farci visita monsignor Angelo Bagnasco, che all’epoca era ordinario militare — l’ho portato io fin lì in elicottero da Kuwait City — celebrammo la Messa di Natale nella tenda del magazzino viveri, con un puzzo di salamoia che vi lascio solo immaginare».

Da allora la preghiera è diventata la sua casa riuscendo a recuperare tutto quell’ardore perso verso il Signore, grazie anche alla testimonianza di questo vescovo. Dieci anni dopo Daniele aveva lasciato tutto diventando prete nel 2015.

E così Don Daniele conclude la sua storia:

«Prima offrivo servizio a una nazione, adesso a tutti gli uomini. Non è più un aiuto relegato a questa vita, ma che punta alla vita eterna, dove fonte di ogni forza è Cristo. Il nostro combattimento adesso non è contro le potenze della terra, ma contro le potenze del male. Satana è più che mai attivo e porta avanti la sua strategia agendo contro la fede e contro la famiglia»

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