Papa Francesco spiega perché è importante saper ridere di noi stessi

Papa Francesco a Piazza San Pietro. Credit: Vatican Media

Abbiamo ritrovato una bella riflessione fatta da Papa Francesco in Perù durante l’incontro con il clero di Trujillo che parla dell’importanza di saper ridere di noi stessi e di non crederci superiori agli altri. Il Papa, in questo senso, è un vero e proprio dottore dell’anima. Ecco con quale semplicità spiega perché nella vita del cristiano ci deve essere un pò di auto-ironia e “coscienza gioiosa di sè stessi”, come lui ama parlarne.
Il Papa ci invita innanzitutto ad essere ricchi di memoria per così evitare qualsiasi tipo di messianismo, cioè, credere di essere un Messia per gli altri, “questa tentazione si combatte in molti modi, ma anche col saper ridere” e con una “coscienza gioiosa di sè”.

Ridere di noi stessi

“Un bel test spirituale è quello di interrogarci sulla capacità che abbiamo di ridere di noi stessi. Degli altri è facile ridere – vero? –, “spellarli vivi”, ma ridere di noi stessi non è facile.”
Lezione: Imparare a ridere di sé stessi ci dà la capacità spirituale di stare davanti al Signore coi propri limiti, errori e peccati, ma anche coi propri successi, e con la gioia di sapere che Egli è al nostro fianco.

Ridere ci salva dal pensare di essere l’ombelico del mondo

Papa Francesco saggiamente ci indica la strada del sorriso come quella che ci fa uscire da noi stessi e vedere il panorama con una prospettiva diversa:
Ridere ci salva dal neopelagianesimo autoreferenziale e prometeico di coloro che in definitiva fanno affidamento unicamente sulle proprie forze e si sentono superiori agli altri.”

Ridere con gli altri e non degli altri

L’umorismo non significa prendere in giro i difetti degli altri, anche in pubblico. No! “Ridete in comunità, e non della comunità o degli altri!”.
Lezione: “Guardiamoci da quelle persone così importanti che nella vita hanno dimenticato come si fa a sorridere”.

Le due pastiglie contro il pessimismo

“Sì, Padre, però lei non ha un rimedio, qualcosa per…?”. Guarda, ho due “pastiglie” che aiutano moltissimo: una, parla con Gesù, con la Madonna nella preghiera e chiedi la grazia della gioia, della gioia nella situazione reale; la seconda pastiglia la puoi prendere varie volte al giorno se ne hai bisogno, o anche una volta basta: guardati allo specchio…, guardati allo specchio: “E quello sono io? Quella sono io? [fa una risata]”. E questo ti fa ridere. Questo non è narcisismo, anzi, è il contrario: lo specchio, in questo caso, serve come una cura.

Compito del cristiano: far scaturire la gioia

“La gioia del Vangelo troppe volte manca – ha detto il papa rispondendo a un giovane della parrocchia del S.S. Sacramento, a Roma -. La Chiesa cresce non per proselitismo ma per attrazione della testimonianza. Non siamo una squadra di calcio che va a cercare adesioni. No, siamo discepoli di Gesù che cercano di fare le cose che il Vangelo ci dice. E questo fa scaturire la gioia. E’ l’essere gioiosi e felici che attira la gente. Non si può vivere il Vangelo senza gioia”.

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