San Francesco d’Assisi e il miracolo degli agnelli devoti dell’Eucaristia

San Francesco nutriva una tenerezza particolare per gli agnelli, a cui Gesù Cristo è spesso paragonato nella Sacra Scrittura, soprattutto per la Sua mansuetudine.

Le Fonti francescane raccontano che «durante un soggiorno a Roma, il Santo aveva tenuto con sé un agnellino, mosso dalla sua devozione a Cristo, amatissimo Agnello.»

Nel partire, lo affidò a una «nobile matrona, madonna Jacopa dei Sette Soli, perché lo custodisse in casa sua.» E l’Agnello, «quasi ammaestrato dal Santo nelle cose dello spirito», non si staccava mai dalla compagnia della signora, quando andava in chiesa, quando vi restava o ne ritornava. Al mattino, se la signora tardava ad alzarsi, l’agnello saltava su e la colpiva con i suoi cornetti, la svegliava con i suoi belati, esortandola con gesti e cenni ad affrettarsi alla chiesa. «Per questo la signora teneva con ammirazione e amore quell’agnello, discepolo di Francesco e ormai diventato maestro di devozione. […].»

Un giorno, «trovandosi San Francesco in cammino nei pressi di Siena, incontrò un grande gregge di pecore al pascolo. Secondo il suo solito, le salutò benevolmente, e quelle, smettendo di brucare, corsero tutte insieme da lui, sollevando il muso e fissandolo con gli occhi alzati. Gli fecero tanta festa che i frati e i pastori ne rimasero stupefatti, vedendo gli agnelli e perfino gli arieti saltellargli intorno in modo così meraviglioso […].»

In un’altra circostanza, a Santa Maria della Porziuncola, «portarono in dono all’uomo di Dio (San Francesco, NdR), una pecora, che egli accettò con gratitudine, perché amava l’innocenza e la semplicità che, per sua natura, la pecora dimostra. L’uomo di Dio ammoniva la pecorella a lodare Dio e a non infastidire assolutamente i frati.

La pecora, a sua volta, quasi sentisse la pietà dell’uomo di Dio, metteva in pratica i suoi ammaestramenti con grande cura. Quando sentiva i frati cantare in coro, entrava anche lei in chiesa e, senza bisogno di maestro, piegava le ginocchia, emettendo teneri belati davanti all’altare della Vergine, Madre dell’Agnello, come se fosse impaziente di salutarla. Durante la celebrazione della Messa, al momento dell’elevazione, si curvava con le ginocchia piegate, quasi volesse, quell’animale devoto, rimproverare agli uomini poco devoti la loro irriverenza e volesse incitare i devoti alla reverenza verso il Sacramento».


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