Stanisława Leszczyńska, l’incredibile storia della matrona di Auschwitz

La futura beata matrona polacca che fece nascere più di 3.000 bambini ad Auschwitz mettendo a rischio la sua vita.

Stanisława Leszczyńska è nata nel 1896 a Łódź, in Polonia. A 4 anni suo padre morì e sua madre dovette lavorare molto duramente in una fabbrica. Stanisława dovette così badare ai suoi fratelli.
Quando aveva 12 anni, la sua famiglia si trasferì in Brasile. Qui imparò la lingua portoghese e il tedesco, lingua che le servirà molto in futuro. Due anni dopo fecero ritorno in patria.

Nel 1916, appena iniziati gli studi in ostetricia, conobbe Bronislaw, un tipografo, che di lì a pochi anni divenne suo marito e con il quale ebbe quattro figli, tre maschi e una femmina.

La deportazione

Durante lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e la successiva invasione della Polonia tutta la famiglia venne arrestata e deportata nei campi di concentramento nazisti perché trovati a stampare documenti falsi per gli ebrei in fuga dal ghetto di Łódź e a fornire aiuti alimentari.

Furono scoperti il 18 febbraio 1943: Stanisława fu arrestata dalla Gestapo insieme a sua figlia, e ai suoi due figli Stanisław ed Henryk, mentre il marito e Bronisław sfuggirono alla cattura. Stanisława e Sylwia furono portate nel campo di concentramento di Auschwitz il 17 aprile 1943, mentre Stanisław ed Henryk furono rinchiusi nel campo di concentramento di Mauthausen.

L’ostetrica di Auschwitz

Lei e sua figlia, giunte nel campo di concentramento di Auschwitz, appresero che l’ostetrica tedesca si era gravemente ammalata. Vista la loro esperienza sul campo, si offrirono come volontarie al Dottor Mengele, soprannominato l’ “Angelo della Morte”.

Qui ebbe il suo primo incontro con l’orrore. I bambini venivano immediatamente uccisi alla nascita, affogandoli in barili d’acqua. Le donne che rischiavano di morire dopo il parto venivano mandate al crematorio. Stanislawa si oppone, e chiese a Mengele che non venga ucciso più nessun neonato.

Mengele le disse: “Devi Uccidere!”

Lei gli rispose citandogli il giuramento di Ippocrate: “Non puoi uccidere i bambini a causa del giuramento che hai fatto. Devo rispettare le tue parole.

Da quel momento in poi, ogni singola nascita poteva costarle la vita.

La sala parto improvvisata e i 3000 bambini “salvati”

Nel campo di concentramento di Auschwitz non c’erano sale parto. Stanislawa dovette improvvisarne uno vicino a una canna fumaria.

Con sé aveva soltanto una coperta che era riuscita a liberare dai pidocchi che infestavano le celle.

Stanislawa tentò l’impossibile per mantenere in vita i bambini e le loro madri. Soleva fare il segno della croce sui bambini e cantare canzoni che tranquillizzassero le neo-mamme. Questo non impedì che alcuni neonati venissero uccisi o che alcune mamme morissero per le pessime condizioni igienico-sanitarie del luogo, infestato di ratti.

Per procurarmi dell’acqua di cui avevo bisogno per lavare la madre e il bambino mi ci sono voluti circa venti minuti soltanto per trovare un secchio d’acqua“, soleva ripetere ricordando la sua prima nascita.

Una nascita in cui la prima cosa che fece fu battezzare il bambino, arrotolarlo in fogli di giornale e metterlo sulla coperta sporca perché sua madre potesse vederlo e baciarlo per la prima e ultima volta.

Durante la sua permanenza nel campo di concentramento, Stanislawa assieme a sua figlia aiutò a nascere 3000 bambini,

Sfortunatamente, di tutti questi solo 30 riuscirono a sopravvivere alle difficili condizioni della prigione.

Furono più di 1500 i neonati uccisi dalle infermiere tedesche, gli altri morirono di fame e di freddo, perché l’allattamento era proibito. Alcuni di questi bambini furono salvati perché adottati da famiglie tedesche.

Stanislawa riuscì a battezzare tutti. Soleva apporre un piccolo tatuaggio a coloro che erano stati dati in adozione alle famiglie tedesche perché sembrassero “ariani”.

Fu un tentativo disperato affinché quelle madri potessero ritrovarli.

I prigionieri la chiamavano “madre” e “angelo della bontà”.

La vera forza di Stanislawa: la preghiera

Pregava il rosario al mattino, al pomeriggio, prima dei pasti e del lavoro. Faceva sempre un segno della croce sulla donna che aveva partorito e il neonato.

Alcune delle donne ebree che la incontrarono le chiesero di poter essere battezzato sul letto. Insegnò loro il Padre Nostro e l’Ave Maria e componeva dei rosari per loro. Quando il bambino doveva essere consegnato per essere affogato le veniva chiesto di battezzarli.

Aveva una forza sorprendente, a volte riusciva a trascorrere anche tre giorni senza dormire.

Sua figlia racconta di lei che dopo la sua morte, una donna le disse che sua madre l’aiutò a partorire per due notti e due giorni. Questa donna ricordava come sua madre le facesse le trecce e di come l’avesse aiutata a sopportare i dolori del parto.

Una delle poche sopravvissute di Auschwitz

Stanislawa sopravvisse al campo di concentramento e riuscì a riunirsi con i suoi figli.

 Morì l’11 marzo 1974 per un cancro intestinale. Nel 1992 è iniziato il suo processo di beatificazione.

Come altri grandi cattolici che sperimentarono gli orrori dei campi di concentramento, come l’eroico san Massimiliano Kolbe, la fede di Leszczyńska la fece andare avanti servendosi della sola preghiera.

 Questa donna senza pretese riuscì a toccare tante vite, portando un po ‘di conforto a migliaia di anime, non rinunciando a mettere in pericolo la propria vita perché considerava ogni bambino come un dono prezioso di Dio.

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