Ti sei mai chiesto cosa significano i simboli degli evangelisti?

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I Padri della Chiesa assegnarono ad ognuno degli evangelisti un simbolo, una figura con cui si spiegava il loro stile e il loro zelo personale quando narravano la vita di Cristo nei Vangeli.

Questi sono i simboli degli evangelisti:

San Matteo: L’uomo
San Matteo è associato all’uomo, o angelo, perché si concentra sull’umanità di Cristo. Secondo San Girolamo, questo si rifletterebbe quando san Matteo include nel suo Vangelo la genealogia di Gesù.

San Marco: Il Leone
San Marco viene rappresentato come un leone alato perché il suo Vangelo enfatizza la maestà di Cristo e la sua regalità. Il leone è tradizionalmente considerato come il re delle bestie.

San Luca: il Bue
Il Vangelo secondo San Luca si concentra sulla storicità del carattere sacrificale della morte di Cristo. Per ciò viene associato ad un bue, animale sacrificale per eccellenza

San Giovanni: L’Aquila
Il Vangelo di San Giovanni ha un grande contenuto spirituale, e dalla sua capacità di vedere oltre il presente, di volare in alto, proprio come fa l’Aquila.

Quale è la loro origine?

Se vogliamo scavare a fondo è necessario fare riferimento al Carro di Dio descritto dal profeta Ezechiele (Ez 1, 4-10), che viene trasportato da quattro creature tetramorfe, cioè che hanno una testa con quattro facce.

“Al centro, una figura composta di quattro esseri animati, di sembianza umana con quattro volti e quattro ali ciascuno. (…) Quanto alle loro fattezze, avevano facce d’uomo; poi tutti e quattro facce di leone a destra, tutti e quattro facce di toro a sinistra e tutti e quattro facce d’aquila” (Ez 1, 5-6.10).

E’ molto probabile che essi rappresentano figure cosmiche, per indicare che la gloria di Dio si estende in ogni luogo e che tutta la creazione sta ai piedi del trono di Dio.

Ma chi fu il primo padre della Chiesa a parlarne?

Il primo in assoluto fu Sant’Ireneo. Egli si ispirò per questo dai quattro punti cardinali esistenti (Nord, Sud, Est ed Ovest), perché quattro erano gli esseri viventi raccontati nell’Apocalisse e perché quattro sono i veri Vangeli che narrano la vita di Cristo.

Ma Sant’Ireneo volle spingersi oltre: secondo lui queste quattro creature rappresentavano Cristo stesso: Cristo re, come lo è il leone; Cristo vittima sacrificale, come lo è il bue; Cristo uomo, perché nato da donna; Cristo aquila perché dal Cielo effonde sulla chiesa il suo Spirito.

Chi riuscì a rielaborare alla perfezione la tesi di Sant’Ireneo fu San Girolamo che vide nelle figure dei quattro esseri viventi il simbolo che esprime la totalità del mistero di Cristo: l’Incarnazione come uomo, la Passione come sacrificio (che rimanda alla figura del bue), alla Resurrezione che rimanda alla figura gloriosa del leone e infine l’Ascensione come aquila.

Nato come uomo, morì come un vitello sacrificale, fu leone nel risorgere e aquila nella sua ascensione (fuit homo nascendo, vitulus moriendo, leo resurgendo, aquila ascendendo).

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