5 riflessioni sul film “Joker”

Hersson Piratoba / Flickr / (CC BY-NC-ND 2.0)

“Joker” sarà molto probabilmente il film dell’anno. La storia ruota tutto attorno al personaggio magnificamente interpretato da Joaquin Phoenix, Arthur Fleck, alias Joker. Molti, dopo averlo visto, lo hanno definito un film psicologicamente impattante, che lascia sicuramente lo spettatore confuso davanti ad una vita distrutta dalla società, senza legami familiari forti, isolata, sottomessa, una vita senza amore. 

Vedendo il film abbiamo cercato di estrapolare alcune lezioni positive da applicare nelle nostre vite:

Il Personaggio

Le difficoltà psicologiche di Joker nascono sicuramente da questo legame ombelicale con la sua non-madre, dagli abusi ricevuti da piccolo, dalla mancanza di affetto, che degenererà più tardi nel vero antagonista di Batman quando scoprirà di essere stato adottato. Una società che rifiuta, che isola, una società che violenta le persone è il primo punto su cui ci fa riflettere il film.

Come ci comportiamo noi nei confronti della società? Se è il male che genera altro male creando quelle “strutture di peccato” di cui parlava San Giovanni Paolo II, quale risposta positiva e speranzosa possiamo dare noi cristiani? So di avere delle responsabilità civili e morali anche di fronte alla società? 

Il Contrasto

Le musiche, le inquadrature, i dialoghi, il volto di Joker, tutta la sua vita non fanno che lanciare messaggi di totale tristezza. Sentiamo una certa pena nei confronti del personaggio. C’è un lato buono in Joker che cerca di resistere agli abusi della società e delle situazioni che subisce Arthur Fleck. 

Senza amore non c’è vita

Lo Stato che decide di tagliare i fondi alla sanità, lasciando Arthur in balia dei suoi gravi problemi psichici, una periferia degradata che urla vendetta e che cerca soltanto un capro espiatorio per potersi ribellare, una famiglia distrutta, isolata che porta il futuro Joker a non poter avere rapporti normali con le persone che frequenta perché costantemente rifiutato per le sue debolezze. Il male che vediamo prendere il sopravvento sul personaggio, una ribellione interiore, figlia della frustrazione e della rabbia che cova il personaggio. Una vita parallela che Arthur ricrea nella sua mente malata dove in realtà il rapporto amoroso con la vicina di casa non è altro che la voglia di avere una vita umana, una vita riempita di amore.

Tutto questo può indurci a pensare: come trattiamo gli altri? Siamo consapevoli degli effetti che possiamo provocare in una persona se non vediamo in lei uno/a Figlio/a di Dio, proprio come noi? Gesù ci chiede di dare la vita per gli altri, con un sorriso, sapendo che delle volte non riceveremo niente in cambio su questa terra, ma il frutto sarà tanto. Il bene produce altro bene, e viceversa. 

Joker è veramente cattivo?

Uno potrebbe chiedersi: per Joker non c’era altra strada se non quella di diventare cattivo. La società ne ha la colpa e non ci poteva fare nulla. Vero, ma non del tutto. Dobbiamo sempre comprendere che Dio ci da la totale libertà di scegliere se fare il bene o il male. Sta a noi decidere. Consapevoli che la strada più stretta è la prima. Ma ne vale la pena, sempre! Anche se non riusciamo a vederne i frutti subito. 

Noi siamo responsabili di noi stessi

Il film di Joker è stato pensato per raccontare una storia borderline (al limite) anche per farci riflettere su quanto sia importante per i giovani di oggi capire che siamo e saremo sempre noi i responsabili delle nostre azioni, nel bene o nel male.

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