Coronavirus, Napoli invoca San Gennaro e il crocifisso miracoloso che scacciò la peste

Il Cardinale Sepe in ginocchio davanti alla statua di San Gennario nel Duomo di Napoli.

Molti santi hanno sostenuto che “la preghiera è onnipotente”. E così lo è stato durante i secoli per la Chiesa Cattolica.

In una immagine diventata virale, l’arcivescovo della città di Napoli, Crescenzo Sepe, si vede inginocchiato in preghiera davanti la statua di San Gennaro per chiedere l’intercessione del santo affinché si fermi l’emergenza Coronavirus.

Rviolgendosi al santo patrono della città di Napoli, il Cardinale ha recitato una preghiera affinche il Signore ci aiuti a sconfiggere il Coronavirus:

«O Dio, Padre nostro, ricco di bontà infinita, guarda il Tuo popolo provato da una grave epidemia. Fa’ che ancora e sempre possiamo sperimentare la tua grande misericordia e la tua paterna tenerezza».

E poi l’appello:

«Ti affidiamo tutti gli ammalati, gli anziani, i bambini e le loro famiglie; proteggi i medici e tutti gli altri operatori sanitari che, con abnegazione, sono in prima linea per aiutare le tante persone colpite dal male; dona luce e sapienza a quanti cercano nuove vie per salvaguardare la nostra salute. Ti chiediamo, Padre Buono, di accogliere tra le braccia della Tua Misericordia tutte le vittime del grave male».

Il Crocifisso miracoloso che sconfisse la peste

Nella chiesa del Carmine è stato esposto il famoso crocifisso miracoloso, visitabile dai fedeli solo una volta all’anno, per otto giorni, nel periodo natalizio.

Secondo la tradizione la scultura lignea scansò la pallottola che avrebbe ucciso Alfonso d’Aragona che, in segno di ringraziamento, quando salì sul trono di Napoli, come primo pensiero si recò al Carmine per venerare il crocifisso miracoloso decidendo di fare costruire un sontuoso tabernacolo. Era il 26 dicembre 1439.

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