Don Beotti, Giovane Martire ucciso dai Nazisti: "Finché c’è un’anima da curare, io sto al mio posto". Il Parroco di Sidolo, Don Giuseppe Beotti, sarà Beato!

Ordinato il 2 aprile 1938, Don Beotti ha iniziato il suo ministero come Curato in val Tidone, a Borgonovo. Ha sempre avuto una speciale sensibilità per chi era nel bisogno: secondo alcuni racconti inviava i chierichetti a consegnare buste con del denaro alle famiglie bisognose, con l’impegno di non svelare il mittente.

Nel 1940 è diventato Parroco a Sidolo, in val Ceno, territorio che, insieme alla vicina val Taro, è diventato presto luogo delle rappresaglie tedesche. Don Giuseppe, pur sapendo di rischiare, accoglieva ed aiutava tutti, senza distinzioni: ebrei, partigiani, soldati feriti. Domenica 16 luglio 1944, mentre i tedeschi erano già a Borgotaro, a Messa ha detto: "Se mancasse ancora un sacrificio per far cessare questa guerra, Signore, prendi me!".

Don Beotti, Giovane Martire ucciso dai Nazisti: "Finché c’è un’anima da curare, io sto al mio posto"

Il 20 luglio, i tedeschi hanno distrutto Sidolo. Don Giuseppe ha trascorso la notte in preghiera insieme al Seminarista Italo Subacchi e al Parroco di Porcigatone, Don Francesco Delnevo. Fino alla fine è rimasto vicino ai suoi parrocchiani, offrendo la propria vita: "Finché c’è un’anima da curare, io sto al mio posto". È morto fucilato, insieme a Italo Subacchi che Don Francesco Delnevo, il 20 luglio del 1944, a 31 anni, facendosi il segno di croce e con il breviario stretto nella mano sinistra.

Sabato scorso Papa Francesco ha autorizzato il suo Decreto di Beatificazione. "È un evento molto significativo per la nostra comunità (...). [Don Beotti] ci aiuta a capire che solo vivendo con una generosità resa vera dal Vangelo ci si può prendere cura gli uni degli altri" ha affermato il Vescovo di Piacenza-Bobbio Mons. Adriano Cevolotto.

Approfondimento:

Avvenire (Fonte)

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